LA SPIRITUALITA’ BENEDETTINA


La spiritualità benedettina del Monastero di San Pietro in Ostuni è stata sempre vissuta con una forte accentuazione comunitaria, realizzata in comunione di ideali di vita e di beni all’interno della clausura, quale piccola porzione di Chiesa della nostra Arcidiocesi.

In un’atmosfera di silenzio e di raccoglimento la nostra giornata monastica è articolata, da oltre cinque secoli, in tre momenti complementari e convergenti: l’Opus Dei, la Lectio Divina, il lavoro.

La Comunità monastica ha coscienza e avverte la responsabilità di essere in terra il riflesso della liturgia del cielo, eco della Chiesa celeste, sposa senza macchia e senza ruga, intorno al trono del suo Sposo, l’Agnello immolato e glorificato; ciascuna monaca, chiamata a vivere e professare i consigli evangelici, realizza in se stessa, in seno alla comunità, la figura della sposa, della vergine che attende con la lampada accesa l’arrivo dello sposo.  E’ la spiritualità dell’avvento che regola la vita, un tempo che scorre nell’attesa di incontrare l’amore misericordioso e che ci impegna insieme nel comune sforzo di vigilanza e di premura. La vocazione di consacrarsi a Dio all’interno di un Monastero di clausura non significa, come molti purtroppo ancora pensano,  sopprimere i doni ricevuti dal Signore, né tantomeno fuggire le responsabilità e i problemi del mondo; basti pensare che, nel corso dei secoli e fino ad oggi, le monache si sono affermate nell’arte della musica, della cultura, nel ricamo in oro e nei tradizionali dolci monastici, fedeli al monito della Regola  “…allora sono veri monaci quando vivono del lavoro delle loro mani, come i nostri padri e gli apostoli” (RB 48). L’ozio, infatti, è il nemico dell’anima; per questo i monaci devono, in alcune ore determinate, “occuparsi nel lavoro manuale, e in altre ore, anch’esse ben fissate, nello studio delle cose divine”. Il monastero può definirsi sempre un cantiere aperto; di generazione in generazione sono state tramandate arte e cultura. Le monache, ben a ragione, possono definirsi delle vere e proprie maestre di ricamo in oro, di pittura, di creazioni di oggetti confezionati con perle ecc… ma, al contempo, hanno saputo unire tra preghiera e lavoro la grande virtù della carità, prodigandosi anche nell’accoglienza dei poveri e di quanti bussano alla porta del monastero per essere ascoltati o per trovare un luogo ove riposare nel corpo e nello spirito. Ancora oggi cerchiamo di tenere viva questa tradizione realizzando attività artigianali quali la preparazione e il ricamo di set liturgici, tovaglie d’altare, tovagliette varie, corone, oltre la produzione di dolci e liquori.  Il lavoro dunque prolunga l’opera della creazione, sviluppa le facoltà, aiuta il progresso umano, svolge un servizio sociale e permette di imitare Cristo lavoratore. E così, in questa sapiente alternanza tra la preghiera e il lavoro, le monache vivono la loro vita sotto lo sguardo di Dio, restando fedeli all’antico e sempre nuovo motto: “Ut in omnibus glorificetur Deus”.