I Paliotti


 

Nella tradizione dell’arredo ecclesiastico il palio o paliotto (antependium) ha una notevole importanza in quanto esposto ai fedeli proprio in una posizione frontale dalla sacra mensa estremamente ben visibile, veicolando quindi in modo privilegiato ed immediato il messaggio di fede. Il termine paliotto è di derivazione tardomedievale dal latino pallium, col significato di drappo e quindi di rivestimento in tessuto dell’altare che serve a coprire il fronte, eventualmente i lati e talora il retro dell’altare; per estensione, anche la decorazione fissa del fronte dell’altare. Esso può essere in tessuto, dipinto o ricamato, semmai con frange, in legno, metallo, pietra, avorio o cuoio. Se di stoffa, il paliotto cambia colore secondo la liturgia. I paliotti in esposizione al Museo “Cavaliere-Argentiero” sono tre.  Il primo di ignota artista, ricamato con fili d’oro e di seta, rappresenta San Benedetto inginocchiato in preghiera con lo sguardo rivolto verso il cielo. Intorno la casa romita, l’azzurro del lago e diversi animali tra cui conigli, uccelli, cani e cervi in posizione naturalissima. In alto un corvo recante nel becco un pezzo di pane in memoria della sua vita ascetica, infatti la leggenda racconta che mentre egli stava in una grotta per lungo tempo, a Subiaco, un corvo tutti i giorni arrivava e gli portava un pezzo di pane. Tutta l’immagine riprende il salmo biblico: “Benedicite. Le cose tutte del creato e gli animali tutti lodano il Signore”. Il secondo rappresenta l’Immacolata Concezione ed è stato realizzato dalla monaca benedettina ostunese suor Concetta Sozzi. La Madonna ha gli occhi verso Dio, preludio della sua Assunzione in corpo e in anima in cielo, dogma proclamato da Pio XII il primo novembre 1950 a Piazza San Pietro. Il terzo raffigura San Pietro Apostolo, patrono della chiesa monastica di Ostuni ed è anch’esso opera di suor Concetta Sozzi. Il tema è preso dal Vangelo di Matteo: Pietro, Kefa, Roccia, nome che Gesù diede a Pietro per simboleggiare la nascita della Chiesa.