ARCHIVIO CAPITOLARE


La storia del Capitolo Collegiale di Mesagne è la storia della città dalla dominazione spagnola alla caduta del Regno di Napoli. I documenti conservati nell’Archivio testimoniano come circa dalla fine del XVII secolo ai principi del XVIII, il Capitolo di Mesagne abbia difeso più volte e a sue spese la comunità mesagnese: prima contro gli eredi dei Cardinali Albricci e Farnese che nel 1669 avevano prestato all’Università 50.000 ducati, poi facendosi obbligo di procurarsi denaro in prestito dalle banche napoletane per pagare il debito che l’Università aveva verso la casa professa, quindi comprando nel 1682 il grano per il popolo ed infine liberadola dall’obbligo del sale che veniva imposto in quantità superiore al doppio di quella necessaria per gli abitanti. La storia delle gabelle in questo archivio è documentata in forma completa e rimanda il pensiero alla rivolta capeggiata da Tommaso Aniello e segnata in Mesagne con fatti di sangue commessi anche nella chiesa madre che il 18 marzo 1648 fu ribenedetta dopo dieci giorni dacché era stata violata. La rivolta fu sedata nel sangue e il 17 aprile dello stesso anno dalla Curia Vescovile di Brindisi, retta da un monsignor Dionisio Odriscol, veniva l’ordine perché qui si facesse una processione e una festa solenne in ringraziamento per la pace tornata nel Regno. Ancora i documenti raccontano del grande torto subito da Mesagne quando dal governo vicereale le venne tolto un particolare privilegio nel tratto della costa Adriatica: fin dal XIV secolo la comunità aveva avuto facoltà di esportare i prodotti del suo agro oltre mare, attraverso due proprie rade che molto danneggiavano l’economia marittima di Brindisi. Infine, ma non ultimo, è conservato nell’archivio il foglio a stampa diramato il 27 novembre 1860 da Mesagne, firmato da Paolo Grande, sacerdote di capitolo, che enunciava il programma liberale dell’Associazione Italiana del clero meridionale d’Italia, documento che assieme rende più chiara la funzione del clero meridionale durante il fenomeno del Risorgimento Italiano.

Ciò che del Capitolo è qui in mostra sono i due catasti antichi. Con il termine “catasto” si intende quell’operazione che gli Stati preunitari attuarono per conoscere la consistenza dei beni immobili dei cittadini al fine di ripartire equamente su di essi il peso fiscale. Il catasto è quindi uno strumento fiscale con una funzione amministrativa e consultato per fini economici, ma è anche fonte documentaria che parla dei beni e delle “fatiche” degli uomini raccontandone la storia. Le pagine descrivono il tessuto urbano, l’aspetto culturale, l’economia cittadina e quella rurale, lo status sociale e l’organizzazione familiare, consentendo di ricostruire le condizioni di vita nella cittadina di Mesagne tra il XVI e il XVII secolo. I due catasti antichi conservati nell’Archivio Capitolare di Mesagne, del 1588 e del 1627, forniscono informazioni preziosissime ai fini degli studi demografici ed economici in un’epoca in cui lo Stato civile non è ancora istituito, e consentono di conoscere le diverse strutture familiari, spesso formate da più nuclei.